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8/19/2008 SCERIFFI DA OPERETTASiamo proprio conciati male. Da un lato Berlusconi e la sua dittatura dolce, il mito dell' "uomo solo al comando", ma che in realtà appare agli occhi del mondo come un dittatore da parodia, con Tremonti che fa il suo portaborse. Dall’altro, grazie al celodurismo leghista di Maroni, sindaci che si travestono da sceriffi, ma che con i loro provvedimenti appaiono sempre più agli occhi del mondo come "sceriffi da operetta". Post di Antonio Borghesi da www.italiadeivalori.it
8/17/2008 E CORRE CORRE LA LOCOMOTIVADante De Angelis, ferroviere, è stato licenziato per aver espresso la sua opinione sugli incidenti ai treni Eurostar. Due si sono spezzati in pochi giorni, il 14 e il 22 luglio, a Milano. Per mancanza di manutenzione e per usura secondo De Angelis, per errore di manovra da parte del personale secondo Trenitalia. Dante è un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). De Angelis non può essere licenziato per aver messo in dubbio la sicurezza degli Eurostar, fa il suo mestiere. Era già stato licenziato nel 2006 per aver sottolineato l’insicurezza dei treni e reintegrato dopo sette mesi passati senza stipendio. Il giorno di Ferragosto è stato allontanato dal posto di lavoro, senza aver ricevuto neppure una lettera di licenziamento. E sapete chi è che compie questi gesti? L’ex sindacalista burro e cacao Mauro Moretti, oggi amministratore delegato di FS. Un trattamento che non si riserva neppure ai cani rabbiosi. Giancarlo Cimoli e Elio Catania che hanno contribuito all’attuale situazione delle Ferrovie dello Stato sono stati allontanati con milioni di euro di buonuscita (Perché cari politici? Perché?). Dante con un calcio nel culo. Tratto da www.beppegrillo.it 8/16/2008 IL PRESIDENTE DEL CONI GIANNI PETRUCCISuccede che alle Olimpiadi qualche medaglia la si vince, come è successo.
Che invece di accendere una candela per la grazia ricevuta, iniziano a battere cassa.
E passi, ognuno ha il diritto di massimizzare i guadagni derivanti dalla propria professione.
Ma come lo fanno? Chiedendo di non pagare le tasse sul premio associato alla conquista di una medaglia.
Probabilmente perchè si vergognavano di chiedere un premio maggiore, visto che in Italia sono tra i più alti (150.000 euro per una medaglia d'oro).
E giù una filippica un po' stomachevole sui sacrifici fatti per quattro anni per arrivare a tali traguardi.
Perchè, chi è arrivato quarto, o anche 12°, non ha fatto sacrifici?
E non li hanno fatti anche quelli delle nazioni che vengono ricompensate con qualche migliaia di euro?
E perchè non li facciamo tutti, quotidianamente?
E che fa quel vecchio arnese del presidente del Coni, che ha attraversato indefessamente I, II e forse III Repubblica?
Li appoggia ed assicura che troverà il modo per far avere loro il premio pieno!!!
Cioè, in pratica, di non far pagar loro le tasse dovuto.
Posso chiedere anch'io di avere lo stipendio pieno, visto che ogni mese lascio allo Stato il 40% di quanto mi sono faticosamente guadagnato?
Ciò che mi incaxxare è che lo stato utilizza parte di quei miei soldi anche per pagare il Petrucci.
FASCISMO MODERNODopo populista, sinistroide oltranzista, giustizialista, etichettature che hanno coinvolto in prima persona l'On. Antonio Di Pietro, arriva una nuova definizione di chi non è allineato al servilismo di governo: cattocomunista. Questo è l'ultimo attacco che il regime Berlusconi IV ha sollevato nei confronti di Famiglia Cristiana, rea di aver criticato alcune iniziative di questo teatrino di governo. La tecnica è sempre quella: l'evocazione dell'antiberlusconismo e del comunismo. Queste accuse ricorrono ogni qual volta si mettono in discussione in modo democratico le scelte adottate dalla maggioranza. Nessun dialogo. Questo è la linea politica dell'attuale governo. Questa è la nuova linea di un fascismo moderno. Famiglia Cristiana è nel giusto. Fonte: www.antoniodipietro.it
GANDHI TORNA A LAVORAREUna campagna publicitaria di Telecom Italia sfrutta di nuovo l'immagine di Gandhi per esprimere la volontà di fare pace con i clienti e la società italiana. Migliorare i rapporti con le Authority, con il governo, perfino con i clienti (con i quali i rapporti sono decisamente da migliorare): questo è il programma di Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia. E non c'è niente di meglio che affidare questo messaggio di dialogo e di buon rapporti all'icona della non violenza: Gandhi.
Gandhi, che qualche anno fa era già stato protagonista di uno spot di Telecom Italia, viene riproposto in una campagna su tutti gli schermi Tv, ma che sarà differente da quelle tradizionali per il ruolo che si vuole dare al web con il lancio del blog A voi comunicare. Bernabè è in pace con tutti, ma lo è anche con gli azionisti insofferenti dei conti? E i dipendenti in lotta contro gli esuberi porteranno avanti lotte gandhiane tipo scioperi della fame?
Fonte: www.zeusnews.it
8/10/2008 LA RETE DISTURBASiamo un Paese senza memoria. E questo non è un bene.
O meglio abbiamo una memoria selettiva. La generazione dei trentenni ricorda perfettamente la sigla dei Puffi, di Pollon, Holly e Benji e così via. Ciò che non ricorda(o almeno la maggior parte..) è che quei cartoni animati venivano trasmessi in seguito a una serie lunghissima di furberie messe in atto (vedi filmato sopra) da quella che allora si chiamava FININVEST e oggi MEDIASET (ma che qualcuno...chissà poi perché..ha avuto la brillante idea di soprannominare MAFIASET!). Negli anni '80 fu Bettino Craxi a salvare Berlusconi un attimo prima che tre pretori (Casalbore di Torino, Bettiol di Roma e Trifuoggi dell'Aquila) chiudessero definitivamente le sue reti. Questi giudici comunisti (e veggenti, in quanto avevano previsto cosa sarebbe diventato) avevano ordinato l’oscuramento del Biscione in quanto trasmetteva a livello nazionale facendo partire la stessa cassetta registrata, nello stesso momento, in tutte le regioni. Di fatto ciò era contro un preciso divieto legale per tutte le emittenti private. Craxi per salvarlo fece addirittura un decreto legge (come testimoniò Ezio Cartotto, ex collaboratore Fininvest), che implica l’urgenza! Sostenendo che aveva deciso di voler liberalizzare il sistema radiotelevisivo...sappiamo in realtà quanto ebbe in cambio. Da allora l’unica cosa che è cambiata per ciò che concerne le leggi su MEDIASET è che le leggi ora se le fa direttamente lui. Senza però rispettare le sentenze, visto che l’Italia pagherà profumatamente per il privilegio di continuare ad apprezzare l’ottimo giornalismo di Fido Fede in barba alla sentenza della Corte di Giustizia Europea (e alle innumerevoli sentenze tutte nostrane). Ora MEDIASET querela YOUTUBE per avergli “rubato” 4.643 video cioè 325 ore di trasmissione. Per cui gli chiede 500 milioni di risarcimento più i mancati introiti pubblicitari. Chi non nota che l’accusa è ridicola? Chiaramente è iniziata la guerra...e si combatte almeno per 2 cause. La prima è per gli spettatori. Internet sta soppiantando la televisione, consentendoti di guardare ciò che vuoi, quando vuoi. Senza spot. Ti da la possibilità di entrare in contatto con un numero incalcolabile di persone. Internet diffonde idee. E sputtana le bugie. Le informazioni false sulla rete hanno le gambe corte. Prima o poi qualcuno le sputtana. E questo ci porta dritti dritti all’altra causa della guerra tra TV e WEB. Le informazioni. Il potere ha profuso tantissime energie per raggiungere il controllo praticamente totale dei media e quindi dell’opinione pubblica. YOUTUBE è tra i canali di internet che più mette a rischio questo monopolio. La "libreria Benjamin" di Riotta ha già dedicato una puntata al tema "Cosa è la Rete?" (link) per spiegare al suo informatissimo pubblico che internet è in realtà una piazza come un'altra dove spiccano i populisti (vedi>Grillo) e i cosiddetti blogger non fanno altro che scrivere per se stessi, e ognuno legge solo il suo. Insultando e sminuendo in questo modo le persone che con fatica e tenacia cercano di fare controinformazione soprattutto per raccontare ciò che tutti i Riotta di Italia cercano invece di nasconderci. E per fare questo molti utenti di YOUTUBE caricano video dei telegiornali del Partito Azienda solo per mostrarne la faziosità e la falsità. E questo, in periodo di Mediocrazia, è assai sovversivo. Se la RAI, quando sarà tornata completamente in mano al presidente editore, lo seguirà, allora avremo la certezza di doverci difendere. 8/5/2008 La Cassa di BruxellesOgni anno gli italiani pagano le tasse anche per dare circa 13 miliardi di euro alla Comunità Europea.
Questi soldi vanno a finire in un fondo comune.
In Italia ritornano indietro circa 8/9 miliardi. Li chiamano aiuti da parte della Comunità Europea, ma sono soldi nostri.
Che sfuggono ad ogni controllo da parte del Governo.
Chi firma per la destinazione dei fondi è uno sconosciuto funzionario di Bruxelles.
I miliardi sono destinati a opere che di solito non vengono realizzate o inutili o neppure spesi (ma incassati).
Gli euro di ritorno finiscono nella maggior parte in Campania, in Calabria, in Sicilia. Ma i campani, i calabresi, i siciliani non ne vedono gli effetti positivi.
Questo fiume di denaro incontrollato alimenta la criminalità, il sottobosco della politica, i voti di scambio.
E' tutto alla luce del sole, ma è tutto nascosto.
Come nelle migliori tradizioni del nostro Paese. Una volta c'era la Cassa del Mezzogiorno, oggi c'è la Cassa di Bruxelles.
Il blog, appena potrà, farà un rendiconto delle spese e le pubblicherà.
Gli italiani devono sapere dove vanno le loro tasse, chi le spende, a cosa servono.
La Rete serve appunto a questo.
da www.beppegrillo.it 8/3/2008 GRAVE ERRORE AL BOX FERRARIIl motore della Ferrari di Massa in fumo. Che disdetta! Raikkonen dov'è? E' lontano. Almeno se c'era lui dietro, la vittoria Ferrari era assicurata. Kimi però non c'era e, ironia della sorte, è terzo proprio grazie al ritiro del ferrarista brasiliano. Mi vengono in mente le imprecazioni che ho fatto al primo pit-stop contro il box del cavallino. Come possono fare un errore del genere? Va bè, in partenza Raikkonen si è dovuto accodare ad Fernando Alonso e fin qui ci può stare, ma diamine, come si possono fare 50 (cinquanta e dico cinquanta) giri dietro la Renault di Alonso? Il bello è che il ferrarista e lo spagnolo sono entrati simultaneamente ai box per fare rifornimento, all'incirca al 22° giro. Ma dico io, che razza di strategia è? Aspetta almeno un altro giro per fare il pit-stop. Sei campione del mondo e hai una Ferrari, visto che l'Hungaroring non permette i sorpassi, cambia strategia.
Fai fermare Alonso, tu (Raikkonen) prosegui per un altro giro così guadagni quei decimi necessari pe far sì che al rientro in pista dal tuo pit-stop, ti troverai sicuramente davanti ad Alonso perchè la tua macchina è nettamente più veloce della Renault di almeno un secondo al giro. Che diamine!!!! Mancando Ross Brown, Jean Todt, Michael Shumacher e Luca Badoer, alla Ferrari non ci sono più strateghi, Direttori Tecnici, piloti e collaudatori.
Si va avanti perchè il potenziale della Ferrari è ancora impressionante.
...miki58...
KIMI RAIKKONEN LA RETE RESTI LIBERA DA MEDIASET E DA VELTRONIIeri il titolo Mediaset ha perso il 4,31%, l’arretramento da inizio anno è del 32,53%. Il suo risultato operativo è in calo: 644,3 milioni di euro nel primo semestre 2008 contro i 699,9 del 2007. Mediaset vive di pubblicità. Berlusconi, grazie alla concessione da parte dello Stato Italiano di trasmettere sul territorio nazionale con ben tre reti può spartirsi con la RAI la torta della pubblicità televisiva attraverso Publitalia, in una situazione di sostanziale monopolio. Gli inserzionisti televisivi devono passare da Publitalia. La concessione statale di Craxi, reiterata dai governi di centro sinistra, ha reso ricco Berlusconi. Questo è l’unico segreto del grande imprenditore. L’impero pubblicitario di Mediaset sta vacillando? E’ necessario distogliere l’attenzione dai conti e trovare un colpevole e chi meglio della Rete? I 500 milioni di euro chiesti a Google per aver consentito la visione di spezzoni tratti da Mediaset su YouTube sono una mossa fatta da chi sente che può essere travolto dal cambiamento. Tra pochi anni, da tre a cinque, la spesa per la pubblicità on line supererà quella della carta stampata e quella televisiva. Il tempo di visione dei contenuti attraverso la Rete ha superato in molti Paesi quello trascorso davanti alla televisione. La Rete è libera e tale deve rimanere. Non sono d’accordo né sulle intimidazioni di Mediaset, che non lo dimentichiamo ha dietro si sé Berlusconi e quindi il Governo (è come se la CNN in una sua causa potesse contare sull’appoggio di Bush perché ne è proprietario), né sulla necessità, come chiede Veltroni, di definire nuove regole (quali?) o nuove leggi per una nuova condivisione (quali?). Posso dare un consiglio a tutti coloro che navigano in Rete: non pubblicate spezzoni tratti da Mediaset e se lo avete fatto cancellateli. Mediaset sta bene dov’è, la Rete non è posto per lei. Autore: Antonio Di Pietro da www.antoniodipietro.com
8/2/2008 JOVANOTTI ACCUSATO DI PLAGIOIn Italia si chiama tormentone, in Spagna «la cancion del verano» (la canzone dell’estate), ma quest’anno le due cose rischiano di suonare uguali sulle note di un brano che sta facendo sognare i cuori più romantici: «A te», singolo di punta dell’ultimo album di Jovanotti, «Safari».
Un blogger del quotidiano spagnolo El Mundo rilancia il dubbio già emerso a marzo tra i più accorti fan del cantautore romano: la canzone è un plagio di «A la primera persona» del cantante madrileno Alejandro Sanz? Quico Alsedo, autore del blog «Sexo, Drogas y Rock & Blog» parla in modo spietato e senza ombra di dubbio di plagio e accusa la discografia di ritenere che le persone siano tutte ’tontos’ cercando di vendere loro «lo stesso cane con diversi collari», colorita metafora spagnola che rende l’idea. Il nuovo brano di Jovanotti effettivamente assomiglia molto, nella melodia, a quello del collega spagnolo, vincitore nel 2004 di un Grammy Award per il miglior album pop latino, uscito nel 2006 con l’album «El tren de los momentos». Il blogger spagnolo ammette tuttavia di non aver compreso una parola del brano jovanottiano, ma ciò poco importa, sostiene, sempre di plagio si tratta. Chi conosce bene l’italiano e mastica un po' di spagnolo potrà però riconoscere che il testo del cantautore italiano dimostra una profondità maggiore rispetto a quello di Sanz, che ripropone un cliché abbastanza trito: l’uomo piantato dall’amata perdippiù lasciato a piangere sul marciapiede tra i vestiti lanciati dalla finestra. Quello di Jovanotti è un inno all’amore. Ma le parole non hanno vinto sulla musica e per quest’anno uno dei tormentoni italiani, non sarà un caso, non è approdato in Spagna. A voi il confronto: di Giuseppe Attardi
http://blog.lasiciliaweb.it/gattardi/index.php
8/1/2008 MANGANELLATE AI CITTADINI VICENTINII telegiornali che ho seguito io, non ne hanno parlato! Come mai? Si protesta contro il Governo e il padrone non vuole che si sappia in giro? Scusate ma devo esprimere il mio dispiacere, il mio dissenso, il mio parere, senza polemiche, su quanto vedo e mi accorgo ogni giorno sulle torbide faccende della Italia Nostra. Hai presente la base americana di Vicenza? Caso irrisolto naturalmente dal pseudo centro-sinistra, ma caso di facile soluzione da parte del centro-destra e in particolare dal Maroni Leghista. I Vicentini non vogliono la nuova base militare. Hanno già 90 bombe atomiche made in USA di Ghedi Torre e di Aviano. La nostra Costituzione ripudia la guerra, con che faccia il Governo autorizza che l’Italia sia la portaerei americana per bombardare oggi il Medio Oriente e domani chissà chi. Maroni fa manganellare i vicentini perché non vogliono che il loro territorio si trasformi in un teatro di guerra. Scusate un attimo, ma gli USA sono anch’essi extracomunitari oppure mi sbaglio? E’ il trionfo degli opposti. Padroni a casa nostra con 90 ordigni nucleari tra Brescia e il Friuli? Ma è questa la Lega che volevate voi? Forte con i deboli e debole con i forti? La Lega che prende le impronte al bambini ROM e nel contempo spalanca le porte a 90 testate nucleari tra Brescia e il Friuli. I vicentini si oppongono alla base americana e Maroni li fa manganellare! Berlusconi usa l’esercito contro i cittadini per governare, ma durarà a lungo? Qui sotto il video che i telegiornali non hanno voluto mostrare!
MUTISMO, OCCULTAMENTO E...RSSEGNAZIONE?Alle 13,00 di oggi il TG2 ha parlato come prima notizia del voto per l'approvazione al Senato del maxiemandamento della manovra economica e finanziaria.
Il TG5 in contemporanea, sempre all 13,00, ha parlato come prima notizia, per quasi sette minuti, di un fantomatico "esodo vacanziero" che dalle immagini inviate dallo stesso TG5 mediante la collaborazione del CISS, non si vedeva proprio!
Come seconda notizia ha dato quella sugli immigrati (che è sempre una notizia che distrae dai veri problemi del nostro Paese...funziona sempre!).
Come terza notizia una rielaborazione scolasica del voto in condotta tanto per allacciarsi al "bullismo" ma considerando che siamo in piena estate e le scuole sono chiuse, non vedo l'esigenza di dare una notzia del genere prima di quella che poi il direttore Clemente J. Mimun ha messo al quarto posto.
Forse perchè nel maxiemandamento approvato oggi al Senato c'era la legge che i precari resteranno a vita dei precari?
E forse perchè c'era anche l'abolizione dell'assegno di sostentamento di circa 315€ per i più poveri.
Sicuramente è meglio che queste notizie non vengano percepite dai cittadini che magari stanno pensando alle vacanze.
Meglio non far vedere le proteste dell'oposizione tra banchi del Senato.
Meglio tacere sulle leggi vergognose che il Governo Berlusconi sta infliggendo agli italiani, a tutti gli italiani compresi quelli che lo hanno votato. Questa notizia il TG5 l'ha data, nell'ordine, al quarto posto e parlandone più o meno per un minuto e senza video. Non è fantastico? Fantastico(TG)5...no?
E delle manganellate ai vicentini che manifestavano contrla base USA occupando la stazione non ne ha parlato nessuno?
Parlo io sopra.
...miki58...
Verità e giustizia per Riccardo Rasman
Era seguito dai servizi psichiatrici, ma viveva solo, tanto si sapeva che non era pericoloso. Il 27 ottobre 2006 è stato massacrato e fatto morire da quattro agenti di polizia, tre uomini e una donna. Per “asfissia da posizione”, come nel caso di Federico Aldrovandi Quel giorno, per Riccardo, era di felicità, uno dei rari nella sua vita. Era stata accolta la sua richiesta per un posto di netturbino, doveva presentarsi la mattina dopo. Festeggia a modo suo. Accende una radiolina a tutto volume. Esce nudo sul balcone e lancia, nel cortile posteriore, un paio di petardi. Si mette a ballare. I vicini comprensibilmente si spaventano e chiamano la polizia. Arriva una pattuglia che intima a Riccardo di aprire la porta. Le divise tanto temute. L’uomo, terrorizzato, rifiuta, si riveste, va a rannicchiarsi sul letto. La pattuglia, con l’ausilio di due vigili del fuoco, scardina l’uscio dell’appartamento con un piede di porco. Riccardo cerca di difendersi, getta a terra la poliziotta. Viene percosso sul cranio e sul viso con un manico di piccone e con il piede di porco. I suoi schizzi di sangue imbrattano le pareti della stanza. Alla fine è imbavagliato, ammanettato, le caviglie legate con del filo di ferro. E’ coperto di ferite. Gli salgono sul dorso. Lui rantola, non riesce a respirare. Muore soffocato. Le pareti attorno paiono quelle di una macelleria. Chi non ci crede, guardi questo video, realizzato da Paolo Bertazza.
e
Si apre un processo che sembra volgere all’archiviazione, se non fosse per un ripensamento del PM, che di recente ha riaperto il caso. La mobilitazione e la denuncia, malgrado alcune interrogazioni parlamentari e varie controinchieste sul web, sono scarse, e per lo più a livello locale. Eppure è l’ennesimo sintomo di una malattia generalizzata. Come a Genova nel 2001, come nel caso di Federico Aldrovandi, esponenti delle forze dell’ordine si sentono legittimati, dall’uniforme che indossano e dalla quasi certezza dell’impunità (qualcuno ricorderà le centinaia di vittime innocenti della Legge Reale), a scatenare istinti ferini su chi non si può difendere.
Riccardo Rasman, pieno di paure, vittima tutta la vita, è stato ferito e ucciso per avere fatto troppo rumore in un attimo di gioia. Di lui restano a fissarci gli occhi sgranati e il sorriso un po’ incerto, da bambino buono e timido.
Articolo di Valerio Evangelista http://www.carmillaonline.com 7/31/2008 SCHIFANI: INNOMINABILE, INTOCCABILE, INGIUDICABILERenato Schifani, presidente del Senato, ha citato il giornalista Marco Travaglio per un milione e trecentomila euro. Schifani vuole essere risarcito per presunti danni subiti a causa di un articolo di Travaglio e dell’intervista rilasciata allo stuoino Fabio Fazio nella trasmissione: “Che tempo fa”. Travaglio ha citato dei contenuti del libro: “I complici” scritto da Lirio Abbate e Peter Gomez nel quale Schifani è menzionato più volte, per l’esattezza alle pagine 14, 70, 71, 72, 74,7 5, 77, 78, 80, 81, 82, 84. Lirio Abbate è sotto scorta a causa di minacce mafiose e il libro, uscito in prima edizione nel febbraio del 2007, non mi risulta sia stato ritirato.
Schifani ha preannunciato querela contro l’ex presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella, indagato per mafia per rapporti con Mandalà e Provenzano. Lo ha fatto per le dichiarazioni di Campanella ai giudici di Palermo in cui affermava che il nuovo piano regolatore di Villabate sarebbe stato concordato da Mandalà con Schifani. Quindi abbiamo due processi (più un terzo). Il processo numero uno: Schifani contro Travaglio, per danni riferiti ai suoi articoli e alla sua intervista. Il processo numero due: Schifani contro Campanella, querela per le sue dichiarazioni. Il processo numero due potrebbe (dico potrebbe) accertare che Campanella ha dichiarato il vero. In questo caso Travaglio avrebbe ragione nel processo numero uno. Ma il processo numero due, se accertasse responsabilità di Schifani (dico sempre se), non si potrà celebrare nei prossimi cinque anni grazie al lodo SchifoAlfano. Schifani ci aveva già provato nel 2003 con il lodo Schifani a rendere immuni le prime più alte cariche dello Stato. La Corte Costituzionale lo bocciò. A volte ritornano. C’è poi il processo numero tre, quello che non si potrà mai celebrare. Travaglio infatti non può querelare Schifani per le accuse che gli ha mosso in quanto questi è immune da processi. Nel caso Travaglio sia condannato lancerò una pubblica sottoscrizione per pagare il milione e trecentomila euro. I Quattro dell’Ave Maria possono far processare i cittadini. I cittadini non possono far processare i Quattro dell’Ave Maria. 7/30/2008 LETTERA AL PRESIDENTE DEL SENATO di Marco TravaglioGentile Presidente del Senato, avv. sen. Renato Schifani, chi Le scrive è un modesto giornalista che ha avuto la ventura di occuparsi talvolta di Lei per motivi professionali. L’ultima - forse lo ricorderà - fu nel mese di maggio, quando Lei ascese alla seconda carica dello Stato e io pubblicai una sua breve biografia sull’Unità e nel libro “Se li conosci li eviti” (scritto con Peter Gomez) che poi presentai su Rai3 a “Che tempo che fa”. Anzitutto mi consenta di congratularmi con Lei per la Sua recentissima invulnerabilità penale, in virtù del Lodo Alfano, figlio legittimo del Lodo Schifani già dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 2004 e prontamente replicato in questa legislatura, anche grazie alla fulminante solerzia con cui Lei l’ha messo all’ordine del giorno di Palazzo Madama. E’ davvero consolante, per un cittadino comune, apprendere che da un paio di giorni l’articolo 3 della Costituzione è sospeso con legge ordinaria approvata in 25 giorni, e che dall’altroieri esistono quattro cittadini più uguali degli altri dinanzi alla legge, come i maiali della “Fattoria degli animali” di George Orwell. Il fatto poi che Lei faccia parte del quartetto degli auto-immuni è per tutti noi motivo di ulteriore soddisfazione. Si dà il caso, però, che Lei mi abbia recentemente fatto recapitare in busta verde, da ben tre avvocati (uno dei quali pare sia un Suo socio di studio), un atto di citazione presso il Tribunale civile di Torino affinchè io vi compaia per essere condannato a risarcirLa dei presunti danni, patrimoniali e non, da Lei patiti a causa del mio articolo sull’Unità e della mia partecipazione al programma di Fabio Fazio. Danni che Lei ha voluto gentilmente quantificare in appena 1,3 milioni di euro. A carico mio, s’intende. Tutto ruota, lo ricorderà, intorno al fatto che avevo osato ricordare come Lei, alla fine degli anni 70, fosse socio nella Sicula Broker di due personaggi poi condannati e arrestati per mafia, Benny D’Agostino e Nino Mandalà; e che negli anni 90 Lei abbia prestato una consulenza in materia urbanistica per il Comune di Villabate, poi sciolto due volte per mafia in quanto ritenuto nelle mani dello stesso boss Mandalà. Circostanze che Lei non ha potuto negare neppure nel suo fantasioso e spiritoso atto di citazione (ho molto apprezzato i passaggi nei quali Lei fa rientrare quei fatti nell’ambito dei “commenti sulla vita privata delle persone”; e mi rimprovera di non aver rammentato come Lei sia stato socio non solo di persone poi risultate mafiose, ma anche di altri “noti imprenditori mai coinvolti in episodi giudiziari”, e come Lei abbia prestato consulenze non solo per comuni poi sciolti per mafia, ma anche per altri enti locali mai sciolti per mafia). Ora, sul merito della controversia, decideranno i giudici. Ma non Le sfuggirà la sproporzione delle forze in campo, sulla bilancia della Giustizia, fra la seconda carica dello Stato e un umile cronista: i giudici, già abbondantemente vilipesi e intimiditi negli ultimi anni da Lei e dai Suoi sodali, sapranno che dar torto a Lei significa dar torto al secondo politico più importante del Paese, mentre dar torto a me è davvero poca cosa. E’ questo oggettivo squilibro che, in tempi e in paesi normali, consiglia a chi ricopre importanti cariche pubbliche di spogliarsi delle proprie liti private, per dedicarsi in esclusiva agli interessi di tutti i cittadini. Lei invece non solo non si è spogliato delle Sue liti private, ma ne ha addirittura ingaggiata una nuova (con me) dopo aver assunto la presidenza del Senato. Ora però quello squilibrio diventa davvero abissale in conseguenza della Sua sopraggiunta invulnerabilità. In pratica, se io volessi querelarLa per le infamanti accuse che Lei mi muove nel Suo atto di citazione, non avrei alcuna speranza di ottenere giustizia in tempi ragionevoli, perché il Lodo Alfano La mette al riparo da qualunque conseguenza penale delle Sue parole e azioni, imponendo la sospensione degli eventuali processi a Suo carico. Lei può dire e fare ciò che vuole, e io no. Riconoscerà che, dal mio punto di vista, la situazione è quantomai inquietante. Ma c’è di più e di peggio. L’anno scorso l’ex presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella, indagato per mafia a causa dei suoi rapporti con la cosca Mandalà e con Bernardo Provenzano, ha raccontato ai giudici antimafia di Palermo che il nuovo piano regolatore di Villabate era stato addirittura “concordato” da lei e dal senatore La Loggia con il solito Mandalà. Lei e La Loggia annunciaste subito querela. E da allora i magistrati antimafia stanno verificando se Campanella si sia inventato tutto o magari dica la verità. Io Le auguro e mi auguro, visto che Lei ora rappresenta l’Italia ai massimi livelli, che prevalga la prima ipotesi. Ma, nella malaugurata evenienza che prevalesse la seconda, il Lodo Alfano impedirebbe alla magistratura di processarLa, almeno per i prossimi cinque anni, finchè terminerà la legislatura e, con essa, svanirà il Suo preziosissimo scudo spaziale. Converrà con me, Signor Presidente, che nella causa civile che Lei mi ha intentato la conclusione di quelle indagini sarebbe comunque decisiva per valutare la mia posizione: sia che le accuse di Campanella trovino conferma, sia che trovino smentita, sarebbe difficile sostenere che io non abbia esercitato il mio diritto-dovere di cronaca, segnalando ai cittadini una vicenda di così bruciante attualità e interesse pubblico. Detta in altri termini: non vorrei che la causa civile da Lei intentatami si concludesse prima delle indagini sul caso Campanella-Villabate, magari in conseguenza del blocco di quel procedimento per via del Lodo Alfano. Essere condannato a versarle 1 milione o anche 1 euro, e poi scoprire a cose fatte di aver avuto ragione, sarebbe per me estremamente seccante. L’altro giorno, con nobile gesto, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha rinunciato preventivamente al Lodo, dando il via libera al processo che lo vede imputato per diffamazione ai danni del pm Henry John Woodcock. Mi rivolgo dunque a Lei, e alla prima carica dello Stato che quel Lodo ha così rapidamente promulgato, affinchè rassicuriate noi cittadini su un punto fondamentale: o ritirate le vostre denunce penali e civili finchè sarete protetti dallo scudo spaziale, oppure rinunciate preventivamente al Lodo in ogni eventuale processo che potesse eventualmente influenzare, direttamente o indirettamente, l’esito di quelle cause. In attesa di un Suo c |